Synopsis

Mi accosto ad una sua opera, come regista e come attore, lasciando fuori dall’uscio sia il regista sia l’attore Eduardo. 31 ottobre 1984, 31 ottobre 2014. A poco più di trent’anni dalla sua comparsa, e forse è passato ancora troppo poco tempo per essere liberi da condizionamenti, porto in scena “il capostipite” dei personaggi eduardiani, così come lui stesso definì Sik Sik, l’artefice magico. Scritto nel vagone di un treno da Roma a Napoli nel 1929, viene rappresentato per la prima volta a Napoli al Teatro Nuovo nel 1930 e portato in scena per l’ultima volta nel 1980 al Teatro Manzoni di Milano, dove Eduardo sancisce il suo addio alla scena. È una farsa struggente, metafora dell’uomo che, attraverso trucchi e giochi di prestigio prova a rendere la vita possibile, ma il trucco non riesce mai. In ogni caso ci prova. Il suo coraggio, la sua determinazione, il suo ingegno, il suo rimboccarsi le maniche e darsi da fare per sbarcare il lunario, la sua pulizia d’animo meriterebbero un applauso a prescindere dall’esito dei suoi artificiosi giochi di prestigio. Teatro e vita, è quello che si riflette con la sua contemporaneità in questa drammaturgia. La mia riscrittura scenica ne assorbe il senso: parte dal baratro dell’attore, che l’autore descrive nella nota di apertura del testo e dalla voglia di confondersi alla folla. Attore e pubblico procedono inesorabilmente insieme, dall’inizio alla fine. Un unico viaggio, un unico destino. Parola, fisicità, musica, un’unica miscela esplosiva di risate, evocazioni e sentimenti.

Video & Photo

6 photos